Tutti conosciamo una persona come Fabio: non è più un ragazzino, ha più di quarant’anni ed ha ha avuto la fortuna di trovare e riuscire a conservare un posto fisso come lavoratore dipendente.

Molti dei suoi amici, che si arrangiano con contratti precari e mal pagati lo invidiano per questo: in fondo, deve solo alzarsi al mattino, andare in ufficio, fare le sue otto ore (e magari qualche straordinario ben pagato) e può tornarsene a casa tranquillo, da sua moglie e dai suoi due bambini.

Ha un mese di ferie all’anno e se sta male può rimanere a casa, perché gli spettano dei giorni malattia.

Una vita da favola, vero?

Peccato che per Fabio non lo sia affatto: la realtà è che il suo lavoro è incubo.

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Ogni giorno deve alzarsi e costringersi ad andare in ufficio e non perché lui sia pigro o non abbia voglia di lavorare, ma perché si trova costretto a occuparsi di attività che non gli interessano.

Il suo lavoro non gli piace, non gli permette di crescere a livello professionale e la sua vita lavorativa assomiglia a una gabbia.

Ma Fabio ha un sogno: scappare da questa prigione e creare una startup, una società che sia sua, che realizzi un suo progetto e che gli permetta di crescere, sia come professionista che come persona.

Di essere davvero felice.

Ha persino già scritto la sua lettera di dimissioni, anche se per ora è nascosta in fondo a un cassetto della sua scrivania.

È il suo sogno segreto la speranza che continua a coltivare, anche se la sua vita sembra volergli negare questa possibilità: Fabio a casa ha una moglie e due figli piccoli, che sono la parte più importante della sua vita, ma che gli richiedono di offrire una sicurezza.

E tutti i mesi, implacabile, arriva sul conto corrente la rata del mutuo per la casa dove vive con la sua famiglia: se quei soldi non sono sul conto puntuali, rischia di perdere la sua abitazione e con questa tutta la sua vita.

Quindi Fabio ha preso una decisione: la sua startup rimarrà per sempre un bel sogno, destinato a rimanere chiuso nel cassetto.

È la scelta più matura che può fare: prima viene la sicurezza della sua famiglia, poi tutto il resto.

Peccato che non sia così facile dimenticare un sogno: il suo istinto lo spinge a costruire qualcosa e si fa sempre più forte.

A volte si trova a fantasticare a occhi aperti su come sarebbe la sua vita se riuscisse a realizzare il suo progetto: sarebbe realizzato professionalmente, avrebbe una buona sicurezza economica e potrebbe passare piu’ tempo con la sua famiglia.

In una parola, sarebbe felice.

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Fabio è combattuto: cerca di rinunciare definitivamente al suo sogno, ma non ci riesce e allora si impegna a trovare una soluzione che possa salvare “capra e cavoli”.

Fa dei piani di azione, prepara delle strategie ed a volte gli sembra di avere la soluzione a portata di mano.

Invece ci sono dei giorni in cui butterebbe via tutto e gli sembra di essere sempre più costretto nella sua gabbia, come in un buco nero da cui non riesce a uscire. Si sente quasi soffocare.

E non può andare avanti così.

Fabio ha esaminato tutte le possibili opzioni, messo sul piatto della bilancia vantaggi e svantaggi, rischi e possibilità e alla fine ha preso una decisione, saggia ma coraggiosa allo stesso tempo: non rinuncerà al suo lavoro da dipendente, ma nemmeno al suo sogno di creare una startup, ma li farà convivere insieme.

Riflettendoci è davvero la scelta più sensata: in questo modo non rischia di perdere la tranquillità necessaria per mantenere la sua famiglia e allo stesso tempo può fare qualcosa di davvero importante, può mettersi alla prova.

Ovviamente, sa già che non è una scelta facile da mettere in pratica: dovrà continuare a lavorare e allo stesso tempo impegnarsi nello sviluppo del suo progetto.

E il problema principale diventerà quello del tempo: il lavoro “ufficiale” gli porta via una buona fetta della sua giornata e Fabio cerca di dedicare ogni minuto libero alla creazione della sua startup.

Ma anche la famiglia reclama attenzione: soprattutto i bambini, che vogliono il loro papà e si sentono trascurati perché non possono passare più tempo con lui.

E anche sua moglie, che cerca di sostenerlo nella realizzazione del suo sogno, non può fare a meno di lamentarsi perché la gestione della famiglia è completamente sulle sue spalle.

Questo vuol dire discussioni, frequenti e a volte anche molto accese, su quelle che dovrebbero essere le priorità per Fabio.

Non è facile, ma Fabio non demorde: qualcosa è scattato in lui e il suo sogno sembra sempre meno irreale e sempre più vicino a diventare realtà. Il sacrificio non lo spaventa, perché il traguardo a cui sta puntando lo ripagherà ampiamente.

Fabio sta realizzando un sogno, ma questo non gli impedisce di essere pragmatico: sa benissimo di non avere tutte le competenze necessarie a realizzare da solo il suo progetto, quindi cerca chi lo potrà aiutare e fare parte della sua squadra.

È un’operazione che richiede tempo, perché ha bisogno solo di persone competenti, determinate e pronte a mettersi in gioco in un progetto nuovo.

In un primo momento Fabio ha pensato di rivolgersi ai suoi colleghi di lavoro, che conosce bene, ma ha scartato questa opzione: preferisce evitare che si sappia del suo progetto dove lavora attualmente, per cui si è impegnato a cercare collaboratori capaci all’esterno.

E continua a lavorare, duramente e cercando di ottimizzare al meglio il tempo che ha a disposizione, proseguendo con attenzione nello sviluppo del suo progetto, senza trascurare nessun particolare: è un periodo difficile, perché si trova a fare un doppio lavoro e a doversi occupare di una molteplicità di fattori tutti ugualmente importanti.

Ma c’è una molla ulteriore che lo spinge a continuare senza fermarsi: passo dopo passo la sua startup sta prendendo forma e sta muovendo i primi passi nel mercato.

È questa la prova decisiva di cui aveva bisogno: la sua idea di business non era solo un bel sogno nel cassetto, ma è diventata qualcosa di concreto e soprattutto vincente.

E il duro lavoro per la crescita della sua startup ha portato anche a un altro risultato positivo: cominciano ad arrivare i primi soldi.

All’inizio non si tratta di un guadagno elevato, ma poi l’afflusso di denaro comincia a crescere e soprattutto a diventare costante: dopo tanto lavoro e tanti sacrifici, Fabio può fare quello che ha sognato per anni.

Va a cercare quella lettera che aveva nascosto in fondo a un cassetto e finalmente può datarla e firmarla: è la sua lettera di dimissioni, che consegna al suo datore di lavoro.

È riuscito a scappare dalla gabbia dove era imprigionato e ora può dedicarsi completamente allo sviluppo e all’espansione della sua startup.

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Ora Fabio si dedica a tempo pieno alla sua startup e i risultati non si fanno attendere: la sua società cresce, guadagna posizioni nel mercato e diventa leader.

Passa solo qualche anno e il suo progetto è arrivato a termine: la società è diventata interessante per un’importante multinazionale, che fa un’offerta di acquisto che non si può rifiutare.

E Fabio non si lascia scappare l’occasione: con quello che ha realizzato può garantire ai suoi figli un futuro sereno, un’impresa in cui non sarebbe riuscito senza il coraggio di buttarsi in questa avventura.

Ma non è ancora il momento di fermarsi: c’è un nuovo progetto interessante su cui Fabio si vuole concentrare, questa volta senza la paura di non poter mantenere la sua famiglia.

Sfrutterà l’esperienza acquisita per creare una nuova startup, senza commettere errori da principiante e percorrendo sicuro la strada verso un nuovo successo.

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    1 Response to "Vorrei ma non posso"

    • Avatar Massimo

      Mi sembra di specchiarmi e vedere la mia storia. Ma quindi non solo che sono in questa situazione anzi oserei dire in questa gabbia apparentemente dorata ma in realtà si tratta di un vero e proprio carcere.

      Ma qualcuno che si trova in questa situazione è riuscita a divincolarsi oppure le storie di quelli che ci sono riusciti sono solo leggende metropolitane?

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