Startup di merda

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# Vuoi sapere perché ti consiglio “Startup di merda”?

“Startup di merda” è un libro controcorrente, scritto da Mario Moroni, uno startupper che ha provato ogni singola esperienza sulla sua pelle e vuole sfatare il mito magico delle startup che fanno diventare ricchi in un batter d’occhio.

Come si capisce già dal titolo, “Startup di merda”, questo non è un libro come tutti quelli dedicati al mondo delle startup che esaltano questo modo di fare impresa, il Re Mida moderno: trasforma in oro tutto quello che tocca.

È veramente così?

La moda d’oltreoceano ha instaurato, nella mente di molte persone, un pensiero errato: basta alzarsi al mattino con un’idea ed ecco, la startup è fatta, pronta a elargire milioni di euro e valanghe di posti di lavoro.

La realtà, purtroppo, non è proprio così, come vogliono farci credere. Per ottenere un risultato decente, non certo da milionari, c’è comunque dietro tanta fatica, lavoro e, spesso, delusione.

A raccontarci fatti e misfatti delle startup, quelli che nessuno vuole farci sapere perché smonterebbero un mito, è Mario Moroni, un uomo che, dopo un viaggio negli States, si è svegliato con una bellissima idea in testa e ha aperto una startup con 1 euro.

Da quel momento sono incominciati i suoi incubi, pensieri, vita sregolata, problemi e, nonostante avesse letto tutto quello che c’era da leggere, ha compreso che quello che veniva propinato da tutti i grandi sostenitori delle startup era solo una faccia della medaglia.

Grazie a questa sua “avventura” ha deciso di allertare tutti quelli che si svegliano con un’idea meravigliosa, raccontandogli tutto quello che succede, realmente, da quel momento in poi.

La definizione utilizzata dall’autore per chi è affetto da “smania imprenditoriale” è molto chiara e, nello stesso tempo, cruda.

La schiera di chi vuole partire per far nascere una startup è come un esercito di mucche mandate al macello che pensa che il camion le stia portando sui monti di Heidi!”

Come mai una dichiarazione così brutale?

Semplicemente perché solo uno su dieci riesce nel suo intento.

È naturale e per dimostrarlo Moroni porta un esempio lampante: la maratona di New York in cui partono in cinquantuno mila ma, a vincere, è solo uno.

E tutti gli altri?

A loro resta l’orgoglio di aver partecipato, aver provato.

L’intento dell’autore è proprio questo: sottolineare che fare lo startupper non è facile!

Vale, però,  la pena puntare al traguardo, ma solo essendo consapevoli delle reali difficoltà, in modo da poter affrontare tutte le varie insidie.

Solo in questo modo avrai qualche speranza e, in particolare, potrai dire: “Ce l’ho messa tutta!”

Da tutto questo è facile comprendere che si tratta di un libro che rende ben chiaro che non esistono scorciatoie per diventare i più ricchi del reame.

Come mai?

Semplicemente perché tutto questo non esiste, non è possibile.

Lui l’ha imparato sulla sua pelle.

Quando, nella sua mente, si è accesa la lampadina, ha letto tutto quello che era possibile sulle startup.

Era preparatissimo, carico, sicuro, ma nessun libro gli aveva svelato i retroscena, le fatiche, i rischi e i pericoli del fare startup.

Alla fine, dopo tanta fatica, difficoltà, non dormendo più, vivendo di panini e dimenticando gli affetti, è riuscito nella sua avventura.

Non gira in Ferrari, non è milionario, ma ha evitato il fallimento che colpisce la stramaggioranza delle startup di cui nessuno parla mai.

Ben nove imprese emergenti su dieci falliscono entro sei mesi, massimo dodici: come mai?

Per prima cosa, in Italia, non abbiamo le stesse prospettive della Silicon Valley.

Nonostante anche negli Stati Uniti le cose non siano più rosee come ai tempi di Bill Gates o Steve Jobs, qui non ci sono le stesse prospettive.

Quindi? Tutta colpa dell’economia?

No, la colpa è solo di chi ha montato il colossale business del “CREDICI” che sprona tutti alla ricerca di ricchezza e popolarità.

Per capire che tutto è stato montato a dovere, basta sfatare qualche falso mito, a partire dai fatidici garage dove tutte le idee vivrebbero la loro nascita e sviluppo.

Sono tutte leggende metropolitane, a partire da quella che vuole Steve Jobs nel garage a sviluppare i suoi computer.

Nel garage venivano solo “appoggiati” i prodotti finiti, che Steve Wozniak realizzava nel suo attrezzatissimo laboratorio presso la Hewlett Packard.

Come il garage, bisogna sfatare il fatto di poveri senza un centesimo che diventano ricchi da far paura, oppure tutti quelli che senza il benché minimo studio hanno risposto al quesito che da millenni affligge l’umanità.

Va bene, allora perché s’insiste tanto sul garage, sullo squattrinato e sull’inutilità degli studi?

Per far leva sul tuo desiderio di riscossa, per spingerti a pensare che provare non costa nulla, per venderti un corso o un libro che ti diranno come realizzare la tua fortuna.

La domanda che ti devi porre è: chi può fare startup?

Sostanzialmente tutti, poiché tutti possono avere un’idea brillante e trovare finanziamenti.

Questo però non basta.

Serve saper monetizzare la propria idea, altrimenti, quando finiscono i fondi dei finanziamenti ti  trovi in braghe di tela.

Sostanzialmente bisogna stare alla larga dai fuffologi, evitare di fare pivot su pivot e non applicare la legge dello struzzo.

Sostanzialmente si deve ricordare che, a rendere grande un’idea, è la soluzione a un doloroso problema che attanaglia una parte del mondo.

Attenzione, il problema da risolvere deve essere reale.

Se inventi qualcosa per risolvere un problema che nessuno ha, la startup è destinata a chiudere i battenti ancora prima di aprirli.

Anche quando avrai la tua idea, non lasciare il tuo lavoro tranquillo, comodo, che ti garantisce la sopravvivenza perché non si diventa ricchi da oggi a domani.

Una volta realizzata la tua intuizione, sii il peggior nemico di te stesso: cerca di distruggerla, metti in dubbio tutto, cerca di sabotare ogni pensiero.

Pensa negativo, immagina gli scenari più catastrofici: solo in questo modo sarai sicuro di riuscire ad affrontare tutti gli imprevisti.

Moroni termina il suo libro con una frase che riassume perfettamente il suo pensiero: “Ci sforziamo di pensare, calcolare, prevedere, studiare, ma nessuno sa davvero quello che verrà!”.

SCHEDA TECNICA STARTUP DI MERDA

  • Titolo: STARTUP DI MERDA.
  • Autore: MARIO MOROINI 
  • Editore: LA MEMORIA DEL MONDO
  • Numero Pagine 228
  • Prezzo copia cartaceo 14,02euro
  • Prezzo formato kindle 4,99 euro
  • Anno di pubblicazione 2017

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# Chi è il lettore ideale

Il libro è adatto a tutti quelli vogliono mettere in piedi una startup.

Dovrebbe essere letto per primo così, almeno, si è consapevoli di quello che comporta il passo che si sta cercando di fare.


# Lezioni che ti porti a casa

Questo libro non ha schemi, non ha moduli, non utilizza tecnicismi eppure insegna più di tanti altri.

Per prima cosa ti farà capire che il mondo fatato, dove tutto si avvera con uno schiocco delle dita, non esiste, ancor meno nel settore startup innovative.

Il secondo insegnamento è il rispetto per te stesso!

Tutti diranno che sei geniale, ma in realtà non gli interessa nulla di te e della tua idea:vogliono solo rifilarti qualche cosa in più, non importa quale sarà il risultato.

Solo tu sei in grado di sapere se sei in grado di affrontare le battaglie che ti porteranno alla vittoria della guerra.

Terzo insegnamento importantissimo, per quanto doloroso, è che il potere non ha remore e non si crea problemi a spremerti come un limone per i suoi interessi.


# Le idee sono applicabili alle startup italiane?

Questo libro è dedicato espressamente ai lettori italiani.

Questo perché le regole che valgono in altri Paesi non sono applicabili alle imprese emergenti italiane.

Anche l’esperienza dell’autore e tutta made in Italy.


# Quanto tempo serve per leggerlo?

È un libro leggero, piacevole da leggere.

L’autore ha saputo mantenere un tono semi-scherzoso per tutto il testo, pur parlando di un argomento difficile come il fallimento.

Si può leggere in soli cinque giorni proprio grazie alla sua scorrevolezza e assenza di formule, tecnicismi e altro.

Per chi pensa di dar vita a una startup, invece, consiglio un tempo di lettura molto più lungo, almeno due settimane.

Questo serve a capire fino fondo il dramma di chi non ce l’ha fatta, giusto per sapere a cosa si va incontro.


# Consigli da lettore a lettore

Come ho detto, non ci sono formule magiche da comprendere, non servono appunti.

Consiglio solo di sottolineare certi passaggi che possono tornare utili quando ti chiederai cosa non sta andando per il verso giusto.

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