Stanco di non riuscire a finanziare la tua startup?

Smettila di correre dietro alle banche e utilizza il crowdfunding

Prometheus-La-Startup-Che-Crea-Dispositivi-Medici-Rigenerativi

Oggi ho il piacere di intervistare Alice Michelangeli, co-founder di Prometheus.

Prometheus è una startup che ha sviluppato un prodotto di medicina veterinaria.

Con Alice, che è co-founder, adesso cercheremo di saperne di più.

Ciao Alice, benvenuta su Startup Vincente

Grazie mille per l’invito.

Alice, di cosa si occupa precisamente Prometheus?

Prometheus è una start-up Medtech che sviluppa dispositivi medici per la medicina rigenerativa personalizzata e, in particolare, con applicazione nella cura delle ferite difficili, come piaghe da decubito o ulcere diabetiche. 

Infatti il nostro primo prodotto è Ematik, un cerotto personalizzato e bioriassorbibile per ferite difficili che combina un derivato del sangue del paziente con dei biomateriali. 

Si comporta come una seconda pelle: dimezza i tempi di guarigione, senza cicatrici. 

Oggi è già presente sul mercato veterinario, ma l’obiettivo è certificarlo per l’uso sull’uomo.

Ho letto che sei uno dei co-founder. 
Attualmente che ruoli occupi e qual’era il tuo background prima di creare la tua startup?

Sì esatto, sono co-founder insieme ai miei colleghi Riccardo Della Ragione (CEO) e Valentina Menozzi (CTO). 

Io sono invece la CSO. 

Sono laureata in Biotecnologie Mediche, Veterinarie e Farmaceutiche all’università di Parma ed ho un background prevalentemente nell’uso di biomateriali nella biostampa 3D. 

Ad oggi nell’azienda ho maturato nuove esperienze lato business e commerciale, e infatti mi occupo della definizione delle strategie di business aziendali, della rete commerciale e anche delle pianificazioni economico-finanziarie.

Alessandro Arrigo 

Co-Founder e CSO di Prometheus 

Costruiamo prodotti medicali rigenerativi

alice

Immagino che tu sia consapevole delle difficoltà legate alla creazione e sviluppo di una startup, cosa vi ha spinto ad iniziare questo percorso ed ancora oggi ad andare ancora avanti?

Le difficoltà nel creare una nuova azienda sono ovviamente numerose, considerando la iniziale ridotta disponibilità economica e il team ristretto. 

Tuttavia, ciò che i ha spinto ad intraprendere questo percorso è stata proprio la volontà di avviare un progetto tutto nostro, con nostre responsabilità e soddisfazioni. 

Di trovare una realizzazione pratica e concreta delle nostre passioni, che riguardano l’uso di tecnologie avanzate come la stampa 3D nel settore medicale. 

L’idea che Ematik potrà presto essere applicata anche sull’uomo è quello che ad oggi ci spinge ancora di più a proseguire il nostro percorso.

Nel processo di creazione di Prometheus, quali sono gli step che avete seguito o che state seguendo?

L’azienda è stata fondata nel 2017, da allora abbia chiuso un primo aumento di capitale a Giugno del 2018. 

Tra investimenti in equity, grant italiani e internazionali e agevolazioni statali siamo riusciti a raccogliere circa € 600.000 che ci hanno permesso di sviluppare i nostri prodotti per il mercato veterinario e di creare anche il piano di applicazione per la certificazione sull’uomo, forti dei dati di efficacia e sicurezza già ottenuti guarendo numerosi casi clinici animali.

Abbiamo anche depositato 3 brevetti che coprono la tecnologia e che presto verranno estesi a livello mondiale. 

Ad oggi siamo in una nuova fase di aumento di capitale, e stiamo quindi cercando investitori interessati a prendere parte al progetto per finanziare il piano di certificazione di Ematik sull’uomo.

Con il senno di poi, cosa non rifaresti, nel percorso di creazione della tua startup?

Non mi imbarcherei in un prodotto eccessivamente complesso come primo approccio all’attività della startup, se esistesse un’alternativa più semplice ma ugualmente efficace, cercherei prima di portare sul mercato il prodotto semplificato, per poi andarlo a migliorare ed implementare grazie ai feedback e all’esperienza raccolte.

Quali sono gli altri ruoli coperti del team?

Nel team operativo ci sono:

- Riccardo Della Ragione, CEO, Biotecnologo anche lui di formazione, ma poi specializzatosi in progettazione ingegneristica e stampa 3D. Oggi Riccardo supervisiona i progetti aziendali dal lato ingegneristico e si occupa delle strategie di fundraising.

- Valentina Menozzi, CTO, Biotecnologa con specializzazione in biologia molecolare e cellulare, oggi si occupa dell’R&D, del processo regolatorio di certificazione dei dispositivi e dell’IP.

- Antonio Della Ragione è il responsabile di marketing e comunicazione, sviluppa tutta la strategia off-line ed on-line, SEO e piani di comunicazione e PR

Da poco si è aggiunto anche il Dr. Gianfranco Bellezza di Golden Bridge, che sarà il nostro nuovo Chief Scientific Director, con ruolo di Medical Director e Responsabile delle strategie Commerciali e di Marketing per l’applicazione sull’uomo

Nel tuo lavoro quotidiano, quali sono le metriche o KPI che monitori maggiormente?

Sicuramente in seguito alla commercializzazione nel settore veterinario, tra i KPI si sono aggiunte le revenue che proprio il mercato veterinario ha iniziato a portare, nonostante il lockdown dovuto alla pandemia che ha rallentato le vendite, abbiamo ottenuto dei feedback molto incoraggianti. 

Sicuramente monitoriamo anche tutti gli aspetti relativi al marketing e al “traffico” di utenti sui nostri portali, per monitorare quanto sta crescendo l’interesse verso il nostro progetto, e anche sotto questo punto di vista direi che i risultati sono ottimi e migliorano di giorno in giorno.

Qual è il business model di Prometheus?

Il nostro business model si basa sul cedere la macchina automatizzata per la realizzazione del cerotto in comodato d’uso, oggi alle strutture veterinarie e domani ad ospedali e cliniche, stipulando contratti di fornitura per i kit monouso che contengono i biomateriali necessari per la preparazione del patch.

Come siete riusciti a validare la vostra idea?

Sì certamente, l’idea è stata validata grazie all’intuizione di muoversi prima sul mercato veterinario e di procedere solo successivamente ad attivare il piano sull’uomo. 

Grazie anche alle nostre collaborazioni sia con l’Università di Parma che con quella di Perugia, abbiamo potuto raccogliere numerosi casi clinici e dati sull’efficacia del nostro prodotto e anche sulla sua sicurezza, con follow-up a più di 3 anni. 

Questo ci permette di avere già delle evidenze su dei modelli che somigliano molto all’uomo, e di andare quindi a ridurre notevolmente il rischio del processo regolatorio.

Come fate ad entrare in contatto con i vostri potenziali clienti?

Oggi nel settore veterinario abbiamo costruito una rete commerciale di informatori in Italia, prevalentemente presente nel centro-nord. 

Da quest’anno prevediamo di estendere il mercato anche all’estero, in Europa e non solo, tramite accordi con distributori. 

La stessa cosa avverrà anche per il mercato ospedaliero umano.

Per poter rendere il contatto più diretto e fruttuoso, investiamo molto in marketing e comunicazione, cercando anche di fare divulgazione scientifica, oggi prevalentemente on-line.

Come siete riusciti a finanziare Prometheus fino ad ora e come pensate di finanziare i vostri progetti di crescita?

Fino ad oggi abbiamo chiuso un round di investimento a Giugno 2018, e abbiamo vinto un bando regionale per startup innovative in Emilia Romagna, e diversi premi e grant sia italiani che europei, come lo SME Instrument ph1 di H2020, raccogliendo in tutto € 600.000. 

Per il prossimo progetto, cioè la certificazione di Ematik ad uso umano, stiamo organizzando una campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd, e che abbiamo intenzione di combinare con Smart&Start di Invitalia.

Secondo te qual è il segreto di una startup di successo? 
Cosa fa veramente la differenza?

Può sembrare scontato, ma per me la differenza la fa soprattutto il team con cui si lavora, che deve necessariamente avere un commitment del 100%, focalizzandosi sugli obiettivi comuni unendo le proprie competenze in modo sinergico. 

La fiducia e la flessibilità sono fondamentali, per accelerare la fase di crescita e riuscire a coprire i gap che una startup ha necessariamente all’interno del team all’inizio della sua storia. 

L’altro aspetto fondamentale è il confronto, con i tuoi investitori che possono dare utili consigli lato business, con persone che hanno avuto esperienze di successo e insuccesso nel mondo delle startup e, soprattutto, con i tuoi futuri clienti, che sapranno dare utilissimi consigli e feedback dai quali partire per adattare la tua idea di business al mercato nel modo più funzionale possibile.

Quali sono le principali difficoltà per chi vuole avviare oggi una startup in Italia? Qual è il consiglio di possiamo dare?

Soprattutto per quanto riguarda le startup nel settore LifeScience e MedTech, lo scoglio principale è quello delle risorse economiche per riuscire a trasformare le tue idee in un prototipo dal quale far partire l’azienda ed attirare investitori. 

Per cui come consiglio do quello di creare un network di persone intorno all’azienda che siano disposte ad aiutarla nelle sue fasi iniziali, sia operativamente che a livello di ricerca fondi italiani ed europei, ad esempio Art-Er ci supporta ormai da tempo proprio nella scrittura di bandi europei per ricercare finanziamenti a fondo perduto. 

Inoltre, un altro aiuto può essere dato da alcuni dipartimenti universitari, ben disposti ad aiutare ed ospitare idee di impresa per farle crescere tramite collaborazioni durature, come è avvenuto per noi con l’Università di Parma e Perugia. 

L’altro consiglio importante è quello di guardare e farsi ispirare non solo dal panorama italiano, ma anche da quello internazionale, non solo per avere un business più internazionale, ma anche per capire come, in Paesi esteri come gli USA, le startup riescono ad emergere e avere successo.

Esistono delle risorse sia online che offline o delle competenze che sono necessarie per creare una startup ?

Ovviamente è necessario essere estremamente preparati sulla tecnologia che è alla base delle attività della startup, ma da lì, è importante costruire nuove competenze. 

Non è fondamentale averle già dall’inizio, ma è importante essere aperti ad acquisirle nel tempo. 

Ad esempio, nozioni economico-finanziarie importanti per capire quanto vale il tuo business e quali siano le risorse necessarie per svilupparlo e farlo crescere. 

Queste sono tutte competenze che io, ad esempio, ho acquisito col tempo partecipando a percorsi di incubazione ed accelerazione (ce ne sono diversi in Italia, anche focalizzati su specifici settori come quello healthcare), tramite il confronto con i nostri mentor ed advisor. 

Ci sono poi, come dicevo, diversi incubatori ma anche associazioni a supporto delle startup, come Art-er che offrono diverse risorse ed occasioni di crescita per il team e l’azienda. 

Ormai, con la pandemia in corso, è stato reso possibile addirittura partecipare ad incubazioni o accelerazioni internazionali, tramite webinar, direttamente dal proprio ufficio. 

Grazie a questa digitalizzazione dei percorsi di formazione saranno sicuramente messe a disposizione più risorse online da cui attingere.

Alla luce della tua esperienza, se tu domani mattina avessi una nuova idea su cui costruirci su una startup, quali sono le 3 cose che faresti per primo?

1. Valutare il mercato/competitor direttamente, incontrando sin da subito i miei futuri clienti per avere dei feedback immediati sulla mia idea

2. Istituire un team forte, competente e che creda fortemente nel progetto, cercando di coprire diverse aree di competenza.

3. Cercare di allacciare un rapporto di advisoring con un esperto del settore di azione della startup.

Ok Alice, grazie per le tue risposte. Per adesso ti saluto e spero di risentirti più avanti con un aggiornamento su come procede il vostro viaggio

Certo, molto volentieri! A presto

Approfondimenti

- Prometheus (Sito Web)
Riccardo Della Ragione (Linkedin)
- Alice Michelangeli (Linkedin)
- Valentina Menozzi (Linkedin)
- Gianfranco Bellezza (Linkedin)


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