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Il denaro è il carburante necessario a far funzionare il motore di una startup: un’idea di business può essere anche interessante e rivoluzionaria, ma se non ci sono i fondi per metterla in pratica rischia di rimanere solamente un’idea.

Probabilmente, se stai creando o hai già fondato la tua startup, ti sei già “scontrato” con il problema di reperire i finanziamenti necessari alla tua attività.

E avrai probabilmente già battuto strade “classiche” e conosciute per ottenere un finanziamento, come le banche, le società finanziarie, i Business Angel oppure i finanziamenti a fondo perduto.

Quello che forse non sai è che quelle che hai considerato fino a ora non sono le uniche forme di finanziamento che può sfruttare la tua startup: esistono tutta una serie di strumenti, in alcuni casi davvero poco conosciuti, con cui è possibile reperire il capitale necessario a sviluppare la tua idea di business.

In questo articolo vedremo alcuni di questi strumenti e cercheremo di capire se in effetti possono essere quelli più adatti per la tua startup.


# Obbligazioni Subordinate

Con il D.L. 83 del 2012 è stata prevista per le imprese la possibilità di emettere delle obbligazioni subordinate: in particolare, questo è possibile solo per le società di capitali (come le SPA e le SRL) e la normativa, dedicata proprio al finanziamento delle PMI in Italia, prevede 3 diversi tipi di obbligazioni:  

Questo tipo di obbligazioni, così come previste dalla normativa, ha una funzione molto importante, che è quella di consentire l’accesso al mercato dei capitali di debito (che può dimostrarsi una fonte molto efficace di finanziamento per una startup) anche per le società non quotate.

Si tratta ovviamente di uno strumento che può essere utilizzato solo quando una startup è già stata creata ed è in fase di crescita e sviluppo, con già un buon capitale sociale alla base. Non è quindi adatto alle startup in fase di creazione o di primo sviluppo.


# Equity Crowdfunding

Si tratta di un sistema di finanziamento studiato appositamente per le startup e le pmi.

Bisogna infatti considerare che questo tipo di finanziamento in un primo momento era riservato solamente alle startup innovative, così come definite dalla normativa, per andare negli anni ad allargare la platea dei possibili fruitori dello stesso, fino a comprendere tutte le PMI.

La normativa che lo regola è contenuta nel D.L. 179/2012

Lo sviluppo del sistema di Equity Crowdfunding è stato favorito dalla crescente difficoltà di accesso ai finanziamenti da parte delle startup e delle PMI in generale: questo modello prevede che il finanziamento avvenga sotto forma di capitale di rischio

Questo vuol dire che, in cambio del loro investimento, i finanziatori ottengono delle quote di partecipazione della società (e quindi i relativi diritti amministrativi e di proprietà).

L’aumento di capitale (perché di questo si tratta) si svolge attraverso alcune piattaforme web che sono sottoposte a vigilanza da parte della Consob. In questa pagina si possono trovare gli elenchi delle piattaforme abilitate.

Bisogna considerare il fatto che si tratta di una tipologia di finanziamento che si rivolge a una platea molto ampia (crowd, cioè folla in inglese), e che prevede un singolo investimento di portata modesta.

Questo vuol dire ottenere la somma richiesta non da un singolo finanziatore, ma da una miriade di piccoli finanziatori.

Per le sue caratteristiche questo tipo di finanziamento è adatto soprattutto alle startup nella loro fase iniziale di sviluppo.


# Invoice Trading

L’invoice trading è un sistema di finanziamento per le imprese poco noto al grande pubblico, ma molto efficace per quel che riguarda il finanziamento a breve termine per le startup, adatta soprattutto al finanziamento del capitale circolante.

Si tratta di uno strumento molto simile a un classico sistema di finanziamento utilizzato dalle imprese, cioè lo smobilizzo dei crediti commerciali.

Il diffondersi di questo strumento dipende anche dal fatto che in Italia i tempi di riscossione delle fatture sono sempre più lunghi e, in attesa di incassare i crediti, c’è il rischio concreto che un’impresa si ritrovi senza liquidità e quindi in difficoltà.

L’invoice trading prevede la cessione di un credito commerciale di una impresa (non ancora scaduto), in cambio di un anticipo di denaro e attraverso una piattaforma crowd online dedicata.

La piattaforma online si occupa di mettere all’asta la fattura e gli investitori ne anticipano l’importo (scontando ovviamente la remunerazione prevista per la piattaforma).

Tramite il sistema online i crediti non scaduti possono essere ceduti a una platea molto più ampia di pubblico, che diventa finanziatore delle startup e delle imprese per ottenere una forma di finanziamento online.

Fra le piattaforme più diffuse possiamo ricordare Workinvoice e CashMe.

Si tratta di uno strumento di finanziamento a breve termine, utile per fare fronte alle esigenze di cassa della nostra startup.


# Debito Mezzanino

Il debito mezzanino (o mezzanine finance) può essere definito uno strumento “ibrido” e porta questo nome perché si trova a metà fra un classico finanziamento e uno strumento di equity.

Si tratta di uno strumento di finanziamento erogato dagli istituti di credito.

Questo strumento ha un funzionamento abbastanza particolare, infatti può essere distinto in due componenti fondamentali:

  • la prima componente è quella di debito subordinato: la startup ottiene un finanziamento un istituto di credito, che presenta un tasso di interesse fisso oppure indicizzato con la maggiorazione di uno spread (di solito fra 2,5 e 4 punti percentuali);
  • la seconda parte è quella di equity kicker, per cui il soggetto che concede il finanziamento ha la possibilità di convertire il credito in azioni della società finanziata (normalmente attraverso warrant od opzioni call sui titoli della società).

Per la startup il costo di un debito mezzanino si scompone quindi in due componenti: gli interessi passivi (sul debito subordinato) e utile (sull’equity kicker).

Si tratta di due valori indipendenti: in caso di un maggiore interesse sul debito subordinato è previsto un minore rendimento sull’equity kicker (e viceversa).

Si tratta di un sistema di finanziamento molto simile a un finanziamento di capitale azionario, rispetto a un tradizionale debito.

Per la società, il debito mezzanino presenta il non trascurabile vantaggio di essere flessibile e progettabile in base alle dinamiche del fabbisogno finanziario dell’azienda stessa.

Normalmente, per ottenere questo tipo di finanziamento è necessario che una startup rispetti alcuni vincoli (che vengono previsti al momento della stipula del debito mezzanino). I più diffusi sono:

- l’impossibilità di distribuire utili agli azionisti durante il periodo di durata del finanziamento;

- la necessità di mantenere un rapporto minimo fra capitale proprio dell’azienda e capitale di debito;

il mantenimento di un livello minimo di liquidità.

Si tratta di uno strumento interessante per le startup in fase di sviluppo, che possono ottenere del capitale senza dover cedere una quota delle proprietà (come avviene invece con l’aumento di capitale o l’ingresso di soci nuovi).


# PIR

I PIR (Piani Individuali di Risparmio) sono uno strumento introdotto con la Legge di Bilancio 2017: si tratta di fondi che devono, per obbligo normativo, contenere una percentuale di investimenti in aziende non quotate nei listini italiani ed europei.

Si tratta di uno strumento previsto dalla legge per canalizzare gli investimenti dei piccoli investitori verso le PMI e le startup.

La normativa è quella prevista dalla Legge 232/2016

Ovviamente non si tratta di un investimento diretto: le società coinvolte e la misura del loro coinvolgimento viene decisa dal gestore del fondo di investimento, che si occupa poi anche dell’amministrazione del fondo.

Si tratta di un canale molto interessante per ottenere dei capitali per le startup: in particolare per il fatto che questo strumento ha avuto un successo inaspettato fra i piccoli risparmiatori (grazie anche a un regime fiscale agevolato), permettendo di rastrellare un elevato ammontare di capitale.

Questo strumento può essere interessante soprattutto per una startup in fase di crescita e sviluppo, che punta alla ricerca di capitali per espandere il suo business.


# Peer to Peer Landing

Il Peer to Peer Lending è l’evoluzione “online” del classico sistema di prestiti fra privati.

Questo sistema di finanziamento prevede l’iscrizione a una piattaforma autorizzata, che si occupa di svolgere tutta una serie di indagini (in particolare verso le Centrali Rischi Private) sull’impresa che richiede l’iscrizione.

Al termine di questa indagine alla startup viene assegnato un rating (una sorta di voto), che va a rappresentare l’affidabilità dell’impresa stessa, cioè la sua capacità di fare fronte ai debiti contratti.

Questo strumento è disciplinato nella legge 205/2017.

Secondo il rating verrà assegnato un tasso di interesse per il finanziamento: ovviamente rating più bassi (e quindi imprese con una minore solidità creditizia) avranno come corrispondente tassi di interesse più alti, per compensare per l’investitore il rischio corso con il finanziamento stesso.

Terminata la procedura di esame, la startup potrà richiedere la somma da finanziare e i membri della piattaforma (soggetti privati): normalmente, per mitigare il rischio che può derivare da questo tipo di investimento, la società di lending provvede a dividere il finanziamento fra tanti investitori, che vanno a coprire tutte le parti del capitale richiesto.

Si tratta di uno strumento interessante di finanziamento per le startup soprattutto perché il tasso di interesse da corrispondere per il finanziamento è mediamente più basso rispetto a quello che si può ottenere nel credito al consumo (ovviamente ammettendo di avere una società con un rating considerato buono).

Si tratta poi di uno strumento flessibile, che può essere utile sia in fase di primo sviluppo di una startup che in fase di espansione del business.


# MiniBond

Fra i diversi sistemi di finanziamento per le startup ci sono i minibond: in pratica, queste mini-obbligazioni sono degli strumenti di credito che vengono emessi dalla società.

Attraverso questi titoli la startup si obbliga (da qui il nome) a pagare a chi acquista i bond (e quindi investe dei capitali) una somma (determinata dal tasso di interesse), a scadenze stabilite.

Inoltre la startup si impegna a rifondere la somma investita alla scadenza dell’obbligazione stessa.

I MiniBond sono uno strumento di autofinanziamento delle imprese introdotto dalla normativa nel 2012: l’obiettivo di questa riforma era quello di offrire un nuovo canale di finanziamento alle PMI e alle startup, evitando la cronica dipendenza dal finanziamento bancario (che nel corso degli anni si è oltretutto molto ridotto).

Si tratta di obbligazioni che prevedono il pagamento di un tasso di interesse agli investitori.

La normativa che regolamenta i MiniBond è contenuta nel D.L. 83/2012 e successive integrazioni.

Le aziende che possono emettere i MiniBond devono avere determinate caratteristiche:

Ovviamente si tratta di uno strumento che presenta delle complessità, soprattutto in fase di preparazione (è necessario farsi assistere da esperti del settore, anche per predisporre il piano economico e finanziario sulla cui base va poi redatto il prospetto informativo, che comprende anche uno studio dell’andamento dell’azienda e un dettagliato prospetto del progetto di business che si va a finanziare con l’emissione delle obbligazioni), ma che permette di reperire dei fondi a costo minore rispetto a quello previsto dal credito al consumo.

Inoltre, va considerato il fatto che questo tipo di finanziamento consente di sfruttare dei benefici fiscali, mettendo a bilancio gli interessi passivi.

Si tratta di uno strumento che può rivelarsi molto interessante per una startup in fase di espansione, che ha già un progetto di business ben avviato e che cerca finanziamenti per espanderlo e completarlo.


# Acquisition Company

Quotare la propria startup in borsa permette di raccogliere capitali da una larga platea di possibili finanziatori, tramite la cessione delle azioni (e quindi delle quote della società): ma non si tratta di un’operazione semplice ed esente da rischi.

Per evitare (almeno in parte) questi rischi, è nato lo SPAC (Special Purpose Acquisition Company).

SI tratta di una vera e propria società, che viene costituita con un unico scopo, che è quello di acquisire (o fondersi) con la startup non quotata.

Creando un SPAC, per una startup diventa quindi possibile raccogliere dei capitali sul mercato quotato, senza necessariamente quotare la società stessa.

Dietro la SPAC c’è un team di promotori (sponsor) che si attiva per recuperare il capitale necessario alla startup. Questo capitale diverrà però disponibile per la startup solo nel momento in cui ci sarà la fusione fra le due società (SPAC e startup non quotata).

Ovviamente il successo di una SPAC dipende in gran parte dalle qualità degli sponsor, che investono i loro capitali nella SPAC e si occupano di recuperare il capitale necessario dai potenziali investitori.

La SPAC ha un orizzonte temporale ben definito: ci sono al massimo 24 mesi per identificare e acquisire la società target. Se questo limite viene superato la SPAC si scioglie e la liquidità presente nella società viene utilizzata per rifondere gli azionisti che hanno investito nella SPAC.

Bisogna capire quale vantaggio può trarre una startup da questo particolare strumento di finanziamento: sicuramente il più importante è rappresentato dal fatto di non dovere esporre la società alla volatilità e ai rischi di una quotazione in borsa e di poter reperire in un tempo relativamente breve anche capitali importanti.

Si tratta di uno strumento adatto a startup già consolidate, che vogliono espandere il loro business e crescere come società.

Abbiamo visto alcuni strumenti di finanziamento alternativo per la nostra startup: si tratta di strumenti nuovi e alcuni di essi, se sfruttati nel modo corretto, potrebbero rivelarsi effettivamente interessanti per reperire capitali in un mondo dove questo sta diventando sempre più difficile.


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