Roma non è stata creata in un giorno: allo stesso modo il passaggio da dipendente a startupper può rivelarsi molto complesso e ricco di ostacoli da superare.

Questo non vuol dire che si tratti di un’impresa impossibile: volere è potere, anche e soprattutto in questo caso.

Ma il primo step da affrontare, ancora prima di gettare le basi della nostra startup, è quello di capire le nostre reali motivazioni: si tratta del punto di partenza che influenza tutto il processo e soltanto se le motivazioni sono quelle giuste (e vedremo cosa vogliamo dire con questo) ci permette di affrontare tutte le fasi del passaggio da dipendente a startupper senza rischiare di fallire.

Se puntiamo al successo, non possiamo prescindere da una solida base.

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# Da dipendente a startupper: perché?

Perché decidiamo di creare una startup?

Ovviamente esistono tante risposte diverse a questa domanda, quante sono le persone che rispondono, ma possiamo cercare di individuare quelle che sono le motivazioni che si riscontrano nella maggior parte dei casi.

il desiderio di migliorare la propria posizione economica e professionale, la possibilità di vedere realizzate le proprie idee confrontandosi con il mercato e con la concorrenza, la possibilità di crescere e di migliorare le proprie professionalità e il desiderio di lasciare una posizione di lavoro dipendente che non è più sicura oppure, che non è in grado di dare le soddisfazioni sperate o per cui non esistono prospettive di crescita.

Quelli elencati sono tutti motivi più che validi che possono spingerci a passare da dipendente a startupper: quello che li deve caratterizzare è il fatto di essere particolarmente forti e radicati.

È facile capire il perché: il percorso per creare una startup richiede impegno e sacrificio, e nei momenti di difficoltà (che si presentano per tutti) è necessario fare appello proprio alle motivazioni che ci hanno spinto a compiere un passo del genere.

Questo vuol dire che non ci possiamo basare su motivazioni “estemporanee”, come quelle che possono derivare da qualche normale difficoltà che possiamo incontrare nel nostro lavoro.

# Il punto di partenza: il dipendente insofferente

La realtà ormai è davanti agli occhi di tutti: una posizione di lavoro dipendente non è più quel sogno coltivato da generazioni di lavoratori.

La diminuzione delle garanzie, il peggioramento delle condizioni economiche e l’impossibilità di una crescita professionale rappresentano il trend che caratterizza il lavoro dipendente nello scorso decennio e che, molto probabilmente, continuerà negli anni avvenire.

La crisi economica globale ha necessariamente influenzato le politiche del governo relative al lavoro, cercando di favorire per quanto possibile i datori di lavoro, con tutta una serie di contratti di lavoro flessibile o a termine, che non rappresentano la soluzione migliore per una crescita personale e professionale.

Molte persone possono anche adattarsi a questa situazione, per quanto frustrante possa essere, ma per alcuni questo tipo di posizione lavorativa si rivela una vera e propria gabbia: si è costretti a lavorare anche oltre il normale orario di lavori, non si è padroni del proprio tempo e, nonostante questo,  non è possibile vedere riconosciuti il proprio impegno e professionalità.

Trasformarsi in uno startupper può davvero rappresentare la realizzazione di un sogno e il passaggio verso una vita (professionale ma anche personale) migliore.

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# Il punto di arrivo: lo startupper realizzato

Abbiamo visto la situazione nella quale molti di noi si trovano e da cui vorrebbero “scappare”, ma qual è la meta che vogliamo raggiungere?

Cosa vogliamo diventare?

È molto importante conoscere la risposta a questa domanda già nel momento in cui ci accingiamo a creare il nostro progetto di startup: questo perché conoscere il punto di arrivo ci permette di programmare le varie tappe del nostro percorso, sempre avendo ben chiaro quale risultato finale vogliamo ottenere.

La programmazione è determinante per raggiungere il successo.

Per capire qual è il nostro punto di arrivo dobbiamo rifarci alle motivazioni che ci spingono a creare una startup: probabilmente quello che vogliamo ottenere è la possibilità di crescere a livello professionale, mettendo a frutto tutte le nostre competenze e acquisendone delle nuove, e ricevere, in termini di guadagno, un risultato che corrisponda al nostro impegno e alla nostra dedizione al lavoro.

Vogliamo liberarci dalla “gabbia” in cui ci ha rinchiuso un lavoro che non ci piace e che non ci offre nessuna soddisfazione e allo stesso tempo recuperare il tempo per noi e per occuparci della nostra vita privata.

Quello a cui puntiamo non è solo una semplice soddisfazione economica (“guadagnare di più”), ma si tratta di un risultato più completo, che ci permetta di crescere come persone e come professionisti e di continuare a migliorare, senza fossilizzare le nostre capacità e competenze.

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# Passo dopo passo

Abbiamo parlato prima dell’importanza della programmazione per raggiungere il nostro obiettivo: ricordiamoci sempre che ci troviamo di fronte a un’impresa difficile, e che quindi diventa molto importante porre degli step intermedi che ci guidano al raggiungimento della meta.

Lavorare in questo modo ci fornisce infatti un vantaggio a livello psicologico che può rivelarsi molto importante: non dobbiamo affrontare una salita impervia tutta in una volta, ma possiamo suddividere il nostro percorso in tante piccole salite.

Ovviamente questo non diminuisce la difficoltà complessiva del nostro progetto, ma ci permette di affrontare un problema alla volta, senza rischiare di farci spaventare dall’impegno complessivo che la creazione della nostra startup ci richiede.

Se pensiamo alla creazione di una startup come alla scalata del monte Everest, invece di affrontare la cima in una singola volta, è utile creare delle tappe intermedie da raggiungere.

Procedere in questo modo ci aiuterà anche a evitare di cadere in quelle trappole mentali (ho poco tempo, lavoro troppo, non posso farcela) che ci aspettano durante la realizzazione della nostra startup e che rischiano di rallentare o anche di bloccare il nostro progetto: procedere un passo per volta è davvero più semplice e ci permette di non scoraggiarci davanti agli ostacoli.

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# Non dimenticare di premiarti

Porre degli obiettivi intermedi durante il percorso di creazione della nostra startup porta con sé un altro vantaggio importante: quello di potere premiarsi per i risultati raggiunti.

Sempre tenendo a mente l’obiettivo finale, riconoscersi delle gratificazioni per ogni tappa compiuta durante il percorso da dipendente a startupper, è molto importante per l’umore: permette infatti di guadagnare fiducia nelle nostre capacità e di affrontare le tappe successive con immutata forza ed entusiasmo.

Ovviamente non stiamo parlando di premi particolari: si tratta di gratificazioni che sono importanti per il nostro buon umore e per mantenere alta la voglia di fare e la concentrazione.

Potremmo pensare, per esempio, di premiarci con un’uscita con la nostra famiglia oppure con un allenamento che ci permetta di scaricare la tensione: si tratta di concederci un piccolo “lusso” (perché il tempo durante lo sviluppo della nostra startup sarà molto prezioso) per fare qualcosa che ci piaccia veramente e ci faccia sentire bene.

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# Bisogna saper lasciare andare

Teniamo a mente un fatto importante: non tutti sono in grado di diventare uno startupper.

Le caratteristiche richieste per rivestire questo ruolo e portare al successo la propria startup sono molte e non facile trovarle in una persona. Inoltre bisogna sempre tenere conto di quanto forti sono le motivazioni che ci spingono a effettuare questa scelta e quanta forza di volontà è necessaria per portarla avanti nonostante le difficoltà.

E se ci accorgiamo di non essere tagliati per questo percorso, dobbiamo prendere la decisione più razionale: se diventare uno startupper non fa per noi, dobbiamo mollare tutto, senza pentirci, perché cercare di perseverare su un percorso che non è il nostro può essere una dimostrazione di forza di volontà, ma non di intelligenza.

Stiamo mettendo in gioco il nostro tempo, la nostra professionalità e il nostro denaro: non dobbiamo rischiarli in una partita che sappiamo già persa dal principio, perché in questo caso rinuncia non è sinonimo di sconfitta, bensì di intelligenza e lungimiranza.

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