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Cosa accade quando la tua startup decide di organizzare una campagna di equity crowdfunding per finanziare il suo sviluppo e la sua attività? 

Scegliere questo sistema di finanziamento, che va diffondendosi sempre di più negli ultimi anni, vuol dire cercare, tramite appositi portali, una serie di finanziatori disposti a credere nel tuo progetto e a investire somme di denaro. 

Ovviamente questi finanziatori non si muovono per semplice spirito libertario, ma si aspettano di essere in qualche modo compensati dall’investimento fatto.

E nell’equity crowdfunding la “ricompensa” consiste nell’ottenere in cambio alcune quote della tua startup. In questo modo l’investitore partecipa al capitale della tua società, con la speranza di guadagnare grazie all’incremento di valore della stessa in un breve periodo di tempo. 

Con la crescita di valore della tua startup, anche le azioni dei finanziatori acquisteranno valore, che potranno eventualmente monetizzare attraverso la vendita delle stesse.

Quindi le campagne di equity crowdfunding operano tramite quelli che vengono definiti degli strumenti finanziari che rappresentano il capitale di rischio della società. 

Questi strumenti finanziari sono regolati dalle norme degli articoli 50-quinquies e 100-ter del Testo Unico Finanza (TUF) e dal Regolamento Consob dedicato. 

Questo Regolamento è stato emanato per la prima volta nel 2013 e prevedeva che le uniche società che potevano ricorrere all’equity erano le Startup. 

Con due successive modifiche (2015 e 2018) prima le sole PMI innovative poi tutte le PMI sono state ammesse all’utilizzo degli strumenti di equity.

# La creazione di quote ordinarie

Come vedrai nell’articolo esiste la possibilità di creare, nell’equity crowdfunding, delle quote della tua startup che sono dotate di caratteristiche particolari. 

Questo ovviamente non ti impedisce di prevedere la possibilità di dare ai tuoi finanziatori, in cambio del capitale da loro apportato, delle azioni ordinarie, dotata quindi di tutti i diritti (patrimoniali, di voto e di controllo) previsti dalla legge.

# Quote con caratteristiche particolari

Attualmente quindi le startup possono utilizzare l’equity crowdfunding e per farlo hanno la possibilità di creare delle particolari categorie di quote. 

La motivazione di questa possibilità è abbastanza evidente, considerando le disposizioni previste dal diritto societario. 

Infatti il possesso di quote di una società, oltre che ai diritti patrimoniali che da questo possesso derivano, può dare luogo anche ad altri diritti, come quello di voto, che possono influire sulla gestione della società stessa.

Ma l’equity crowdfunding prevede il ricorso a un sistema di azionariato diffuso, quindi potresti trovarti con tanti “piccoli” soci che vantano dei poteri di direzione sulla tua startup. 

Per evitare che si verifichi questa situazione, è possibile prevedere la creazione di quote che hanno caratteristiche diverse.

# Quote prive del diritto di voto

Questa tipologia di quote prevede per chi le possiede solamente i diritti patrimoniali (come quelli di partecipare a eventuali dividendi) e quelli di controllo (ai titolari di queste azioni devono essere inviate tutte le comunicazioni obbligatorie per legge relative all’attività della società). 

Ma questa tipologia di azionisti non interviene nelle assemblee della società (né ordinarie, né straordinarie). 

Si tratta di una tipologia di quote che può risultare interessante per tutti quegli investitori che vedono l’acquisto di azioni solo come una fonte di profitto e non hanno interesse a essere coinvolti nella gestione della società.

Nella campagna di equity crowdfunding di Homepal sul portale Mamacrowd, le quote che derivano da finanziamento inferiori ai 24.999,85 euro sono considerate quote di categoria “B”, quindi prive del diritto di voto. 

Per gli investimenti maggiori di questa somma sono previste le quote “A”, che prevedono invece il diritto di voto per i soci.

# Quote non proporzionali alla partecipazione

La regola base, per il diritto societario in relazione alle società di capitali, è che esiste una proporzione diretta tra il conferimento fatto dal socio e i diritti di partecipazione sociale.

Nel caso di equity crowdfunding è possibile derogare a questa regola. 

Infatti possono essere previste delle quote che non risultano proporzionali rispetto alla partecipazione al capitale della società. 

Per esempio potrebbe essere previsto che il conferimento (cioè la somma necessaria) per ottenere una singola quota sia pari al valore di due quote.

In questo modo si tende a diminuire il potere che alcuni tipi di soci possono avere sulla gestione della società, nonché il guadagno che possono ottenere dalla partecipazione (per quel che riguarda il pagamento di eventuali dividendi e la vendita delle quote stesse).

Ovviamente questo sistema può anche funzionare in maniera opposta: cioè possono essere create delle quote che danno diritti maggiori a fronte di conferimenti minori. 

Questo però normalmente non accade nell’equity crowdfunding, ma nell’ambito di altri sistema di finanziamento, in cui il soggetto che entra nella società non si limita a un conferimento di capitale ma “porta in dote” anche particolari conoscenze o collaborazioni (come può accadere nel caso di finanziamento da parte di un Venture Capital).

# Quote con diritti limitati a certi argomenti

Questa tipologia di quote non esclude completamente il possessore dalla gestione amministrativa della società, ma limita il diritto di voto ad alcuni argomenti, predefiniti al momento della creazione delle quote stesse. 

Uno dei limiti normalmente applicato a questo tipo di quote è la possibilità di voto solo nelle assemblee straordinarie e non in quelle ordinarie. 

Si tratta di un limite importante, considerando il fatto che le assemblee straordinarie nelle società si svolgono in casi molto rari e per deliberare su eventi che riguardano l’esistenza stessa e la natura della società. 

Secondo l’articolo 2365 del Codice Civile l’assemblea straordinaria è convocata per deliberare sulle modificazioni dello statuto, sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori, oltre che nei casi di fusione che coinvolgono la società oppure di spostamento della sede sociale.

Di conseguenza i titolari di quote con diritti limitati non si occupano di quella che è la gestione ordinaria della società e non possono quindi intervenire per determinare l’orientamento della stessa (anche se ovviamente hanno i diritti di essere informati sulle delibere relative alla società, come per tutti gli altri soci). 

Anche questa tipologia di azioni è adatta a tutti quegli investitori che non sono interessati a gestire la tua startup, ma semplicemente a ottenere un profitto dal loro investimento.

# Quote che prevedono il compimento di operazioni

Per il diritto societario le SRL non possono acquistare direttamente azioni proprie: in breve, una società non può acquistare le sue stesse quote, che devono invece essere acquistate da eventuali altri soci (oppure dai soci che già fanno parte della società). 

Il sistema dell’equity crowdfunding prevede per le startup la possibilità di derogare a questa normativa. 

Infatti le startup innovative possono compiere delle operazioni, acquisto compreso, delle proprie quote societarie.

Questa possibilità è però sottoposta alla condizione di essere effettuata nel momento in cui si intende attuare piani di incentivazione che prevedono l’assegnazione di partecipazioni a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opere servizi anche professionali.

Si tratta di una possibilità importante, da valutare e utilizzare con attenzione: per esempio, potresti trovarti nella situazione in cui una grande società potrebbe voler acquisire la tua startup e quindi riacquistare le azioni potrebbe conferire un valore ancora maggiore alla società. 

O ancora potresti trovare utili liquidare alcuni soci senza farne entrare altri nella società e senza utilizzare i tuoi capitali o quelli degli altri soci. 

Tutte queste situazioni potrebbero spingerti a mettere in atto un programma di incentivazione come quelli visti prima e quindi nell’utilità di recuperare le quote di società “disperse” fra i piccolo azionisti acquisiti durante la campagna di crowdfunding.

I piani di incentivazione di cui tratta la norma sono di stock option ( progetto di incentivazione di amministratori dipendenti e collaboratori attraverso l’assegnazione a costoro di partecipazioni nel capitale) e quelli di work for equity, analogo programma di incentivazione dei prestatori di opere e servizi alla società.

# Quote che possono essere oggetto di offerta al pubblico

Seguendo il dettato del Codice Civile, in particolare dell’articolo 2468, le S.R.L. non potrebbero offrire al pubblico il loro capitale sociale. 

Nel caso di startup (e PMI innovative) la normativa prevede un’eccezione: diventa possibile quindi creare delle quote della società che possono essere offerte al pubblico.

 In caso contrario non sarebbe possibile per la tua startup utilizzare gli strumenti dell’equity crowdfunding. 

Che, come abbiamo visto, prevede che in cambio del finanziamento ai finanziatori vengano offerte proprio delle quote della società.

La possibilità di emettere questo tipo di azioni in deroga alla normativa generale è la base per l’adesione della società a un sistema di equity crowdfunding: in assenza di tale deroga tutta la disciplina di questo sistema di investimento diventa inapplicabile. 

Mentre rimarrebbero utilizzabili strumenti come il reward crowdfunding, che non prevede la cessione di quote in cambio del finanziamento.

# Quote per apporti d'opera

La normativa (comma 7 dell’art. 26, d.l. 179/2012) prevede per le startup innovative la possibilità di emettere delle particolari azioni, che possono essere dotati sia di diritti patrimoniali che di diritti amministrativi, e possono essere emesse in seguito agli apporti di opera e di servizi da parte di soci o anche di terzi. 

Anche se non c’è un chiaro richiamo normativo, questa disposizione riproduce il contenuto dell’art. 2346, comma 6 del Codice Civile. 

Tale articolo prevede la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi nell’ambito della disciplina della s.p.a.

Si tratta di una scelta che mira a favorire il reperimento di risorse finanziarie da parte della startup.  

Le  caratteristiche di queste quote fanno sì che possano offrire vantaggi sia agli investitori, che acquisiscono i diritti patrimoniali e in alcuni casi anche i diritti amministrativi e di controllo, sia per i founder della startup, che non rischiano di vedere troppo diluita la loro partecipazione all’interno del capitale della società (con conseguente perdita di potere di controllo e di futuri guadagni). 

La natura di queste quote rende difficile anche l’inquadramento normativo delle stesse: l’unica indicazione data dalla normativa in materia è che a queste quote esclude non può essere attribuito il diritto di voto nelle decisioni dei soci, e che, ferma restando la presenza dei diritti patrimoniali, quelli amministrativi possono o non possono essere previsti.

Si tratta quindi di uno strumento molto flessibile, che può essere adattato alle necessità della tua startup (ovviamente con un’adeguata programmazione). 

Devi però sempre ricordare che la possibilità di emettere queste particolari quote di società deve essere prevista nello statuto della tua startup.

# Altri strumenti legati al capitale

Da non dimenticare poi che, al di là dell’emissione di quote nell’ambito dell’equity crowdfunding, per le startup innovative è anche possibile emettere, a seguito dell’apporto di soci o di terzi anche di opere o di servizi, strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, con esclusione del diritto di voto nelle decisioni dei soci. 

Anche se non c’è un chiaro richiamo normativo, questa disposizione riproduce il contenuto dell’art. 2346 , comma 6 del Codice Civile. 

Tale articolo prevede la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi nell’ambito della disciplina della s.p.a.

Inoltre, per le startup costituite in forma di S.R.L. vi è la possibilità, prevista dal Codice Civile, di emettere delle quote privilegiate, che dispongono particolari diritti per alcuni soci, ma che possono circolare solo con l’unanimità dei consensi degli altri soci. 

Abbiamo visto come l’utilizzo dell’equity crowdfunding e quindi la cessione di quote di capitale in cambio di finanziamenti può essere modulato in base alle necessità della tua startup. 

Conoscere tutti gli strumenti che la normativa mette a tua disposizione permette di sfruttare al meglio questo strumento, ottenendo i capitali necessari allo sviluppo della tua società e al contempo non rischiano di perdere il controllo della gestione e la maggior parte dei profitti.

Cosa ne pensi della possibilità di emettere diverse tipologie di quote relativamente al capitale della tua startup e come sfruttare queste caratteristiche al meglio per un crowdfunding di successo?


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