Creare una startup è come iniziare un viaggio solitario

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Creare una startup vuol dire fare un passo importante, un passo dove quasi sempre, almeno all’inizio del cammino, si è da soli.

Se quello dello startupper è spesso presentato come un mesterie “affascinante”, bisogna anche considerare tutti quelli che sono gli aspetti negativi che si devono affrontare nel creare una startup: la solitudine è uno dei primi con cui ci si scontra, e uno dei nemici che mettono più paura.

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Questo non vuol dire che bisogna rinunciare alla propria ambizione di realizzare un progetto di business: è però importante sapere a cosa si va incontro, soprattutto per potere superare tutti gli ostacoli.

Perchè, se si riesce ad arrivare al traguardo, la soddisfazione di aver realizzato il proprio sogno è tale da ripagare per ogni sacrificio affrontato.

Creare una startup: lavoro, lavoro, lavoro

Un altro grave errore che spesso viene fatto pensando alla vita di uno startupper è che lavori molto meno di un tradizionale “impiegato”: la realtà è ben diversa.

La realizzazione di un progetto di business è un’esperienza totalizzante: assorbe completamente tutte le energie dello startupper, che si trova a dedicare al lavoro molte ore e soprattutto una grandissimo impegno.

Ma questa mentalità è necessaria per avere successo nel creare una startup: di contro, chi non la vive difficilmente la può capire.

Il rischio è quello che lo startupper si trovi spesso isolato, anche dalle persone più vicine come amici e famigliari, che non riescono a capire i sacrifici necessari a ottenere il successo.

Essere da soli può mettere paura, ma questo non vuol dire arrendersi: è un impegno duro, ma è l’unica strada da percorrere e la perserveranza, la capacità di affrontare gli ostacoli, sempre credendo in quello che si fa, è il modo di andare avanti.

Bisogna sempre ricordare di riflettere con attenzione su diversi aspetti importanti, prima di imbarcarsi nell’avventura di creare una startup.

Creare una startup: la ricchezza può aspettare

Diventare uno startupper vuol dire diventare milionario o miliardario: questo è almeno l’immagine più diffusa che si ha dell’imprenditore.

Ma anche in questo caso la realtà è molto diversa: non solo creare una startup richiede un impegno assoluto, a scapito anche della propria vita sociale e famigliare, ma richiede anche l’investimento di somme, tavolta anche molto ingenti.

Per molti startupper questo vuol dire investire i propri risparmi nella startup e rinunciare, anche per un periodo che può essere lungo, a guadagnare uno stipendio decente.

Perchè se molto spesso, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo del progetto, lo startupper è anche il CEO della sua società, è anche vero che il suo stipendio è ben lontano da quello di un CEO.

E non è detto che la situazione possa migliorare rapidamente: perchè, anche quando la startup comincia a produrre guadagni, questi non si tramutano in guadagni automatici per lo startupper.

Succede che, anche nel caso di società che funzionino, i founder continuino a mantenere un basso profilo per molteplici ragioni:

  • Gli stipendi dei dipendenti e le necessità della società sono più importanti del guadagno personale;
  • quello dell'imprenditore è un mestiere a "rischio" perchè non ci sono garanzie di un guadagno continuativo: per questo è importante evitare di imbarcarsi in spese pazze, che possono diventare difficilmente sostenibili in periodo di crisi;
  • far crescere il business è sempre l'obiettivo primario: per questo uno startupper è disponibile a rinunciare a un guadano immediato, preferendo investire nella società in modo da farla crescere.

Può sembrare strano, almeno visto con gli occhi del profano, ma in molti casi lo startupper può avere una disponibilità economica decisamente minore rispetto alle persone che ha intorno e che svolgono lavori “normali”.

E questa può essere spesso una delle cause della solitudine con cui un imprenditore si trova a combattere: i guadagni arriveranno, ma ci vorrà comunque tempo e impegno.

La vita dello startupper può essere davvero dura, sempre di corsa per conciliare lavoro e famiglia.

Creare una startup: diventare un eremita

Lo startupper deve e vuole dedicare tutte le sue attenzioni al progetto di business: e questo non vuol dire concentrarsi solo durante le ore di “lavoro”, ma andare anche oltre.

Prima di tutto perchè il tempo dedicato al lavoro sarà sempre di più: per un lungo periodo non ci saranno giorni liberi, fine settimana oppure vacanze, ma tutto sarà in funzione della startup.

Questo inciderà notevolmente e inevitabilmente anche sui rapporti sociali: anche questi richiedono tempo per essere coltivati, ma il tempo sarà proprio quello che mancherà.

Creare una startup vuol dire spesso lavorare anche alla sera (se non di notte) e quindi rinunciare a cene fuori e aperitivi. Inoltre, il sabato e la domenica, che per molti sono giorni da dedicare al riposo, saranno per lo startupper normali giornate di lavoro.

La conseguenza normalmente è quella che uno startupper rischia di ritrovarsi solo e di passare per quella persona che non gradisce la compagnia: poco male, perchè chi non riesce a capire e ad apprezzare l’impegno messo a realizzare un progetto, forse non è un vero amico.

Creare una startup: la mente da imprenditore

Creare una startup vuol dire prima di tutto imparare a pensare come un imprenditore e accorgersi che il pensiero della società e del business sarà sempre quello dominante, in ogni momento del giorno (e spesso anche della notte).

Questo porta come conseguenza che anche i discorsi che uno startupper fa sono incentrati sulla sua società e sulla possibilità di svilupparla e farla crescere: un argomento che alla maggior parte delle persone potrebbe non interessare assolutamente.

Per non rischiare di allontanare le persone che ti stanno accanto lo startupper deve fare uno sforzo, per ritagliare tempo e attenzione da dedicare alla famiglia e agli amici che sono più importanti.

Senza dimenticare che comunque, per quanto questi soggetti possano essere comprensivi, non riusciranno mai davvero a capire quanto è impegnativo creare una startup: diventa necessario adattarsi a non essere capiti.

Creare una startup: sulla cima, in solitaria

Il capo è solo: chi ricopre una posizione di comando, deve adattarsi al fatto di essere responsabile di tutto quello che fanno i suoi dipendenti.

Se qualcosa va storto o qualcuno nel team non lavora nel modo corretto, l’imprenditore è sempre il responsabile, soprattutto agli occhi dei clienti: che non hanno nessun interesse ad andare a cercare il vero “colpevole”, ma vogliono solo un prodotto o un servizio che risponda alle loro esigenze.

Per questo per uno startupper è sempre importante mantenere il controllo su quello che fa il suo team: è l’unico modo che ha per fare sì che vengano rispettati gli standard che lui stesso ha imposto.

Bisogna considerare che anche questo controllo può non bastare: nelle fasi di sviluppo, in cui la startup cresce, diventa quasi impossibile seguire e controllare tutti i dipendenti, quindi qualcosa rischia sempre di sfuggire.

Lo startupper è come lo scalatore in vetta alla montagna: domina tutto, ma è solo.

Essere uno startupper e combattere la solitudine

Se è vero che essere uno startupper vuol dire essere spesso dei solitari, è vero anche che esistono dei modi per combattere la solitudine, per evitare che questa condizione non diventi davvero troppo pesante.

Per farlo è utile connettersi con le persone, sfruttando tutti i mezzi a disposizione:

  • Tenere un diario di viaggio: non serve più scrivere a mano, ma è possibile scegliere di mettere a fuoco le proprie esperienze tramite un blog oppure tramite dei video. In ogni caso è importante non limitarsi a sottolineare le vittorie e gli aspetti positivi, ma mostrare anche la fatica e le difficoltà da affrontare. Può essere utile come valvola di sfogo per chi "scrive" il diario e per le altre persone che lo leggono e che magari si sentono meno sole ad affrontare le stesse difficoltà;
  • collegarsi con altri startupper: nel mondo ci sono tante persone che stanno creando una startup. Relazionarsi con loro, attraverso i canali social o dal vivo, permette di conoscere persone che "parlano la stessa lingua" e che possono capire le difficoltà affrontate. E creare un network di contatti può essere importante anche ai fini di sviluppo della startup.

Uno startupper deve essere pronto a sacrificare molto per arrivare al successo e realizzare il suo sogno, ma allo stesso tempo deve essere in grado di mantenere un equilibrio, prezioso per non perdere il contatto con la realtà.

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