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Con Lezione 1 parte una curation di alcuni video pubblicati da Y Combinator che hanno il titolo di Startup School.

Non si tratta però di una semplice “traduzione” dei contenuti di questi video: l’obiettivo è quello di rivisitarli tenendo conto del panorama delle startup in Italia.

In questo modo diventa possibile rendere questi video ancora più utili per un aspirante startupper, perché mette a disposizione le risorse del più importante acceleratore per startup a livello globale.

Questo video, quello della Lezione 1, punta l’obiettivo sul tema dell’avviare una startup: il relatore è Hodge Tiger, uno dei partner di Y Combinator.

Tiger esamina i vari aspetti che sono legati alla creazione di una startup, in particolare:

i tratti caratteriali che sono importanti per uno startupper;
la resilienza e la sua importanza;
le motivazione che spingono a questa scelta;
i suggerimenti pratici che possono essere utili in questa fase e in quelle future.

Tutti gli aspetti affrontati da Tiger sono rilevanti per uno startupper: e i consigli sono utili per tutte le attività di una startup, dal lancio del prodotto a quello di un crowdfunding.

La Lezione 1 della Startup School su come avviare una startup

# La resilienza è la chiave

Tiger sottolinea come una delle caratteristiche che si ritrova sempre negli startupper di successo è la resilienza.

Senza resilienza infatti è impossibile affrontare soprattutto la fase iniziale di vita di una startup, che è quella costellata dalla difficoltà maggiori e dalle delusioni più cocenti.

Proprio in questa fase i rifiuti sono spesso innumerevoli ed è necessario spendere “sudore e lacrime” per convincere ogni singolo soggetto della bontà del proprio progetto.

Tiger racconta anche come, nonostante la sua esperienza in Y Combinator, non sia semplice riconoscere un potenziale startupper che sia davvero dotato di resilienza.

L’esempio del fondatore di Benchling, startup attiva nella creazione di software per aziende farmaceutiche e biotecnologiche.

In particolare, uno dei founder, Sajith Wickramasekara, era apparso agli occhi di Tiger fin troppo tranquillo e poco convinto delle sue possibilità per essere un buon startupper.

Invece proprio Sajith Wickramasekara si è dimostrato resiliente e in grado di affrontare le difficoltà che la Benchling ha incontrato lungo il suo cammino: tanto da diventare una società che ha come clienti alcune tra le principali aziende farmaceutiche e biotecnologiche a livello mondiale.

In particolare questa esperienza ha spinto Tiger a capire come la resilienza sia direttamente collegata con le motivazioni per cui si avvia una startup.

# Quali sono le motivazioni giuste per avviare una startup

Secondo Tiger ci possono essere una moltitudine di motivazioni per avviare una startup, tutte perfettamente lecite.

A partire da quella di guadagnare denaro, continuando con quella di scoprire cosa significhi davvero lanciare un progetto imprenditoriale.

Tutte le motivazioni “di partenza” sono valide, ma rivestono un’importanza decisamente minore rispetto a quella che viene loro spesso attribuita.

Soprattutto perché queste motivazioni possono cambiare facilmente nel corso dello sviluppo di un progetto.

Quello che è più rilevante è sicuramente come queste motivazioni possono cambiare nel tempo e, insieme alla resilienza, permette di affrontare e superare le inevitabili difficoltà.

Quindi secondo Tiger, più che quali siano le motivazioni, è importanta che esse siano durature e supportino lo startupper durante tutto il suo percorso.

Sicuramente tra le motivazioni che si dimostrano più durature e quindi che caratterizzano uno startupper di successo, c’è l’interesse profondo e la passione per quello che fa.

Se uno startupper ama il suo lavoro e se trova le persone giuste con cui collaborare, è molto probabile che le motivazioni che lo spingono ad avviare una startup siano davvero quelle “giuste”.

# Trovare il co-founder: un passo importante

Tiger spiega nella sua lezione come quello che serve per creare una startup, il “kit base”, è una buona idea e un buon co-founder.

La soluzione migliore è quella di non cercare questi come due elementi separati: infatti pensare e definire un’idea di business da solo può essere molto complesso.

Se c’è una persona con cui discutere di questa idea, con cui confrontarsi, questo processo di definizione diventa più rapido.

E un co-founder è sicuramente la persona più adatta a questo compito: basta pensare al concetto di “brainstorming”, per cui le migliori idee e soluzioni vengono dal confronto, dal parlare con altre persone.

Ovviamente questo non vale per tutte le persone: è importante iniziare a parlare della propria idea di business con le persone a cui piace parlare delle idee.

Per esempio, sul luogo di lavoro possono essere i colleghi a cui si fa riferimento per risolvere i problemi o quelli con cui lavori meglio in team.

L’importante è trovare persone che hanno voglia di confrontarsi, che sono mosse da una genuina curiosità e passione.

Se il proprio ambiente di lavoro o personale non comprende questo tipo di persone, probabilmente è necessario cercare altrove il proprio co-founder.

# Da dove nascono le idee?

Per Tiger la ricerca delle idee non deve essere “staccata” da quella del co-founder: e il confronto con i potenziali co-founder è il momento in cui le idee di business nascono e si definiscono.

È difficile che un’idea per un progetto di successo nasca già perfettamente definita: lo sviluppo di essa può invece derivare dal discutere con persone intelligenti e curiose.

Anzi, proprio in questo tipo di confronti possono emergere una serie di idee secondarie a cui non avevi pensato.

E che, almeno in certi casi, sono migliori, per diversi aspetti, rispetto all’idea da cui sei partito.

Un progetto che potrebbe sembrare “secondario” può avere migliori possibilità di successo rispetto a un’idea principale che, per esempio, è difficilmente concretizzabile.

Già in questa fase emerge un’altra importante caratteristica che deve avere uno startupper di successo: cioè la capacità di adattarsi ai cambiamenti e di modificare visione e strategie per raggiungere il risultato migliore.

# L'importanza delle competenze

Tiger sottolinea che per uno startupper sono importanti le idee, ma lo sono altrettanto le competenze.

Per quanto sia vero che uno startupper non può essere onnisciente ed esperto in ogni campo, è altrettanto vero che ci sono alcuni settori in cui può essere importante sviluppare specifiche competenze.

Nel caso si voglia creare una startup digitale, per esempio, potrebbe essere utile sviluppare delle competenze in materia di programmazione.

Sviluppare le competenze utili per avviare una startup non esclude il dover rivolgersi a un professionista, continuando con l’esempio visto prima uno sviluppatore, ma permette di capire meglio il suo lavoro e di poterlo indirizzare.

Lo stesso vale per le competenze in altri settori, come il marketing oppure il fundraising: per esempio, se sai il crowdfunding cos’è e come funziona, saprai anche quando sfruttare questo strumento.

Si tratta di un percorso di apprendimento continuo, che porta a una crescita a livello professionale ma anche personale.

Inoltre, puoi aiutare lo startupper in uno dei ruoli più importanti, cioè il coordinamento dei vari settori del progetto di business.

# L'importanza di lanciare

Il problema di molti aspiranti startupper è quello di attendere troppo per effettuare il primo lancio.

La ricerca della perfezione, nel caso di un progetto di startup, può rivelarsi un limite: in realtà è molto più importante misurarsi con il mercato.

Lanciare un progetto, anche su piccola scala, è di vitale importanza nell’ottica di arrivare al successo.

Può trattarsi di una prima versione di un prodotto oppure di un crowdfunding per raccogliere i primi capitali: l’importante è superare la paura.

Il lancio è il momento di incontro diretto con il mercato: che è il terreno su cui una startup deve affermarsi.

Infatti a un lancio corrisponde la reazione del pubblico e i conseguenti feedback: che sono un nutrimento prezioso per una startup.

Grazie ai feedback si può capire se un progetto funziona oppure se sono necessari dei miglioramenti o, al limite, se è necessario fare pivot e provare un’altra strada.

Testare, raccogliere feedback, analizzare i dati, migliorare: questo tipo di ciclo permette a un’idea di business di concretizzarsi con successo.

# Apprendere per crescere

Avviare una startup rappresenta un impegno importante, da diversi punti di vista, ma anche dal punto di vista della possibilità di apprendere.

Questo apprendimento è continuo e collegato a tutte le fasi di vita della startup: partendo dallo sviluppo dell’idea e dal lancio del prodotto.

E continuando con le attività legate ai diversi settori di attività della startup: per esempio, durante la ricerca di fondi, è possibile imparare come aprire un crowdfunding.

Quindi la creazione di una startup porta con sé un bagaglio di esperienze importanti, che diventa possibile spendere anche in altri settori.

E questo sia che il successo porti allo sperato progetto, sia che si concluda invece con un nulla di fatto: perché quello che è importante non è non commettere errori, ma imparare da questi.

# L'importanza dell'adattabilità

Quello di creazione di una startup non è un percorso necessariamente lineare: non progredisce semplicemente, ma può incontrare rallentamenti o anche bruschi stop.

Basta pensare all’esempio di Nick Grandy: Y Combinator ha finanziato la sua prima startup, Wonderbar, che però ha chiuso rapidamente l’attività.

Grandy è passato poi a un altro progetto, sempre finanziato da Y Combinator, che porta il nome di Airbnb.

Quindi da un primo fallimento è nato un successo a livello globale: questo è possibile perché gli startupper migliori hanno il dono di saper adattare la propria visione e strategia a seconda dei cambiamenti e delle necessità.

Se una strategia non funziona, uno startupper non ha né il tempo, né le risorse per insistere ulteriormente: la strada migliore, se i risultati parlano chiaro, è quella di cambiare la strategia stessa.

Fossilizzarsi su una singola strategia o visione, convinti che debba essere per forza quella vincente, è un errore grave: il rischio è quello di essere un Titanic che non vuole vedere l’iceberg contro cui si sta per scontrare.

Oltre a essere flessibile e adattabile uno startupper deve essere anche rapido nei cambiamenti: il tempo è prezioso nel business, tanto più se si tratta di una startup.

# L'importanza di essere nell'ambiente giusto

Un ambiente giusto può fare molto per uno startupper: prima di tutto perché può essere il luogo dove trovare il co-founder per lanciare la propria idea.

E anche perché permette di sviluppare idee, confrontandosi con persone dinamiche, che si interessano dei problemi e delle possibili soluzioni.

Prima di diventare uno startupper, potrebbe essere, per esempio, una buona idea quella di collaborare per un po’ di tempo in una startup.

Non è necessario che sia una collaborazione full time: quanto piuttosto deve essere l’occasione per capire come funziona davvero questo mondo, in tutti i suoi diversi aspetti.

Non è nemmeno necessario avere un profilo strettamente tecnico per lavorare in una startup: spesso sono aperte posizioni relative al marketing oppure all’amministrazione.

Quello che è invece importante è scegliere un progetto e un team che risultino interessanti e con cui sia un piacere collaborare.

Questo tipo di esperienza permette di mettere da parte l’esperienza necessaria a lanciare un progetto di business proprio, sapendo come muoversi.

Inoltre nell’ambiente di una startup è possibile trovare non solo founder e collaboratori, ma anche sfruttare le connessioni che si creano per trovare investitori e clienti.

Connessioni che possono essere importanti, per esempio, per lanciare una campagna crowdfunding di successo.

# L'importanza dei feedback (ma non di tutti)

Tiger non si stanca di sottolineare l’importanza dei feedback per una startup: che vanno presi, però, con la giusta attenzione.

Quelli che realmente servono a una startup sono i feedback approfonditi, di utenti che sono realmente interessati al prodotto o servizio proposto.

Perché sono proprio questi feedback che possono aiutare a capire quali sono le eventuali problematiche, i punti di forza e le implementazioni necessarie all’idea di business.

Per una startup è meglio, soprattutto nella prima fase di sviluppo, avere un numero minore di utenti “interessati”, che più utenti, che in realtà hanno poco interesse per la soluzione proposta.

Ogni feedback approfondito può offrire nuove prospettive e permette di procedere nello sviluppo dell’idea di business tenendo sempre al centro le necessità del cliente.

Cosa pensi della Lezione 1 di Hodge Tiger? Ritieni possa esserti utile nel tuo percorso di startupper? Rispondi in un commento!

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