Badger Maps – storia di una startup nata negli USA

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Oggi presentiamo una nuova realtà imprenditoriale non italiana

Si tratta di Badger Maps, un’app creata da una startup statunitense che si sta preparando per entrare anche nel mercato italiano.

Per ovvi problemi linguistici, quello che leggerei e frutto di una traduzione da un’altra lingua che abbiamo cercato di tenere quanto più vicino ai concetti espressi in inglese ma che in alcuni punti può essere un pò “non grammaticalmente corretta”.

In ogni caso, i concetti espressi sono di alto valore e di grande insegnamento per tutti coloro che di definiscono o vorrebbero definirsi degli startupper.

Ciao Steve. E’ un piacere oggi ospitarti su Startup Vincente.
Per chi non lo sapesse, Steven Benson lavora al progetto di Badger Maps che adesso andremo a conoscere meglio.

Grazie a te, Dante! E’ un piacere conoscerti.

Bene Steve, ci diresti cos’è esattamente ed a cosa serve Badger Maps?

Badger Maps è un’app che si concentra su colui che viene chiamato venditore, che è colui che gira il territorio ed incontra i clienti di persona.

Credo che questo particolare tipo di venditore è stato trascurato molto trascurato fino ad ora.

Badger Maps invece si concentra su di loro e li aiuta ad agire rapidamente, riportando i dati dei propri clienti su una mappa, in modo che ci si possa focalizzaare su quelli che offrono le migliori opportunità.

Gli agenti  usano l’app per ottimizzare automaticamente orari , percorsi e per ottenere più incontri e vendite.

Se vendete sul campo o conoscete qualcuno che fa il venditore, mostrategli il nostro sito web www.badgermapping.com/it, si renderanno subito conto se questa soluzione gli sarà utile o meno.

Che ruolo hai in Badger Maps?

Sono l’amministratore delegato e gestisco le vendite e il marketing. Ma seguo anche il lato tech e product del business.

Nome: Steve Benson
Cosa Faccio: Amministratore Delegato
Sito: Badger Maps

 

Quali sono state le tue esperienze pregresse prima di entrare in questa startup?

Ho conseguito un MBA, e credo che questo sia in realtà una solida base per l’avvio di un’impresa, perché ti dà una formazine ampia e non specifica.

Infatti per avviare un business, è necessario essere preparati in svariate aree professionali, così una profonda conoscenza di un’area specifica come la contabilità sarebbe meno utile di una conoscenza di base di un gruppo di settori come finanza, contabilità, vendite, marketing, e risorse umane.

Dopo l’MBA a Stanford, ho lavorato in sales presso IBM, HP e Google.

In Google, facevo parte del team di vendita azienda e sono stato eletto Google Enterprise Top Sales Executive nel 2009.

Credo che l’esperienza di vendita sia particolarmente utile quando si vuol fondare una startup, perché nella maggior parte dei casi il successo di un business dipende dalla capacità di vendere il prodotto.

Se non avessi avuto il background nelle vendite, non ce l’avremmo fatta.

Cosa ti ha spinto a creare questa startup?

Ho speso la maggior parte della mia carriera nelle vendite sul campo, e così ho capito le sfide affrontate dai rappresentanti di vendita in prima persona.

Quando facevo parte del team di Google Maps, ho avuto modo di conoscere di prima mano quanto potente fosse la mappatura mobile, e cosa il settore “mobile” era in grado di fare.

Grazie a questo tipo di background, ho avuto la giusta preparazione per lanciare un’azienda che risolvesse i problemi di vendita sul campo tramite una piattaforma di mappatura mobile.

Mi piace il fatto che condurre il mio business mi dà l’opportunità di creare un qualcosa.

Ogni giorno interagisco con persone, le cui vite sono state migliorate grazie al prodotto che ho immaginato e che il mio team ha creato.

L’imprenditorialità è l’unica cosa che mi viene in mente quando si trova un problema, e si crea un business model in grado di risolverlo.

Mi piace anche la sfida. Quando si avvia una società, ci si sente come se il tuo compito sia quello di far decollare un aereo, e si devono trovare i pezzi e metterli insieme per farlo decollare.

Quando vedi che funziona, la sensazione è indescrivibile. E’ difficile per me immaginare un maggiore livello di responsabilità e controllo di quello di creare e gestire la propria attività.

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Invece tornando a Badger Maps, qual è il vostro punto di forza rispetto ai concorrenti?

I nostri clienti, rappresentanti esterni, noti anche come agenti di commercio (e una mezza dozzina di altri nomi), sono speciali perché sono sempre in movimento.

Più di chiunque altro, hanno bisogno di una soluzione che gli permetta di eseguire efficentemente il proprio lavoro su un dispositivo mobile.

Di conseguenza, Badger Maps ha la priorità di aiutare queste persone non solo quando sono alla loro scrivania, ma anche quando sono in giro con il proprio iPhone, androidi e tablet.

Questo è la nostra forza rispetto alla maggior parte delle applicazioni  e software di vendita, dove l’esperienza mobile è stata messa da parte.

Badger Maps in quale mercato opera attualmente?

Badger Maps opera in tutto il mondo. La nostra sede è in California, ma il prodotto funziona in tutto il mondo. Il mercato europeo è grande tanto quanto il mercato statunitense per Badger.

Ci sono venditori sul campo in tutto il mondo e crediamo che Badger avrà successo in altri paesi, come lo ha avuto negli Satati Uniti.

Recentemente abbiamo tradotto il nostro sito web nella maggior parte delle lingue principali.

Abbiamo aperto i nostri primi uffici in Spagna lo scorso anno.

Quali sono i prossimi step riguardo al vostro ingresso nel mercato italiano?

Il nostro piano per l’Italia è quello di lavorare con il passaparola grazie anche a quest’intervista, e far parlare la nostra esperienza maturata con quelle persone che stanno già utilizzando la nostra app

Badger Maps può aiutare le startup italiane che hanno bisogno di incontrarsi con i loro clienti  di persona, faccia a faccia.

Siamo in grado di aiutare ad organizzare il loro tempo nel modo migliore, per avere più incontri e concentrarsi sui migliori clienti e le prospettive per loro.

Quali sono stati invece i problemi con cui vi siete imbattuti da quando state cercando di entrare commercialmente nel nostro Paese?

La sfida più grande è la barriera linguistica.

La differenza di tempo invece non è un problema, visto che possiamo assistere i nostri clienti dagli uffici spagnoli.

Anche il marketing è dura, è possibile che noi non sappiamo ancora farlo benissimo qui da voi.

Negli Stati Uniti, ci siamo affidati solo sul passaparola e Google Search per farci conoscere.

Speriamo che funzioni anche in Italia. Sappiamo di risolvere un problema importante per i venditori italiani, noi dobbiamo far sapere loro che ci siamo e siamo qui.

Ho letto della vostra collaborazione con L’Oreal, avete o state cercando delle collaborazioni simile anche con qualche azienda italiana?

Sì, sicuramente. L’Oreal ha avuto qualche grande successo con Badger

Siamo molto interessati a trovare aziende italiane con venditori interessati alla nostra app.

Chi volesse può contattarci tramite il nostro sito.

Essendo Badger Maps una realtà nata negli USA, ci diresti come siete riusciti a finanziarvi?

Ho raccolto diversi fondi per Badger Maps. E’ difficile portare avanti un business senza soldi a disposizione per pagare per gli stipendi e acquistare le attrezzature necessarie.

Ho usato obbligazioni convertibili per raccogliere i fondi e da lì è iniziata la nosra storia.

Quei primi investitori erano persone che stavano scommettendo su di me tanto quanto hanno scommesso sul business.

Nell’implementazione del vostro progetto, quali sono gli step che avete seguito?

Il primo passo è quello di avere un’idea. Vedere un problema che si pensa di risolvere con un prodotto o servizio.

Successivamente, è necessario valutare quali sono le competenze che si devono possedere per risolvere la più piccola parte di quel problema che le persone sono disposti a pagare.

Quindi, se non si dispone di tali competenze, è necessario avere le persone giuste per aiutare a risolvere il problema.

L’altro lato del business che è necessario sviluppare è quella parte dove si vende il prodotto.

Mentre si sta costruendo la versione base della soluzione, si dovrebbe parlare al maggior numero di persone che alla fine diventeranno gli acquirenti gli utenti del prodotto.

Hai bisogno di fare questo, sia per avere un gruppo di persone a cui vendere quando tutto sarà pronto, ma anche per ottenere un feedback e capire meglio il problema che si sta tentando di risolvere.

Non fare questa parte è il motivo per cui la maggior parte delle aziende non riescono.

Con il tempo abbiamo avuto una versione di base del nostro prodotto.

Tutto ciò che potevamo fare era mettere i clienti di venditori su una mappa colorata e filtrare questi punti, abbiamo avuto poi un gruppo di persone che ci hanno fornito dei feedback per migliorare il nostra prodotto.

Dopo di che, continuate a migliorare sempre il prodotto, migliorando il marketing ed utilizzando le vendite per finanziarsi.

Qual è il vostro modello di business?

Vendiamo una soluzione, che è un app per venditori che consente loro di lavorare meglio, vendere di più, e di essere più organizzati.

I venditori o aziende che impiegano dei venditori possono provare il prodotto solo dopo iniziare a pagarlo se è di loro gradimento su base mensile o annuale.

Parliamo invece di persone. Come hai trovato le persone che costituiscono o hanno fatto parte del team di Badger Maps?

Credo che non ci sia niente di più importante che un leader d’azienda deve fare. Se deve fare una sola cosa è quella di creare un team.

I clienti si conquistano ma i prodotti sono costruiti da grandi team. Ogni eventuale carenza o abilità mancante in un business è un problema del team.

Qualsiasi errore strategico può essere risolto da persone preparate.

Ma un gruppo di cattivi assunzioni può causare molti problemi che sono molto più difficili da risolvere. Quando faccio un colloquio, le cose più importanti che sto cerco di capire sono:

1. Se queste persone sono in linea con la nostra cultura aziendale e al nostro team piacerebbe lavorare con loro
2. Come pensano
3. Se ameranno l’azienda quanto il resto del team

Quando faccio un colloquio cerco di tenere a mente i seguenti domande: Voglio lavorare con questa persona? Mi piacerebbe uscire a cena con questa persona?

Per valutare le persone su come pensano, la mia domanda preferita da porsi è “Qual è il risultato più significativo della tua carriera?” Poi mi piace chiedere un paio di ‘Perché’

Domande come: “Perché avete deciso di farlo in questo modo?” o “Qual è la strategia migliore?” o “Qual è il momento giusto per il business?” Si può imparare una quantità veramente sorprendente su come qualcuno dalle loro risposte.

La nostra squadra ama la nostra società.

E’ il nostro bambino, ed è qualcosa che abbiamo creato. Credo che anche in base a come si cresce, è possibile mantenere un alto livello di passione per la propria organizzazione.

L’ho sentito quando ero a Google, quello che stava compiendo l’azienda, era importante per i dipendenti, e ci siamo sentiti i propritari della società.

Ho una differenza filosofica con quello che chiamerei un processo di comunicazione tradizionale. Credo che la comunicazione debba essere un processo fluido e colloquiale da determinare in forma.

A mio parere, se un’organizzazione è troppo rigido nelle sue domande, e troppo stereotipato nel suo processo, che provoca un pregiudizio verso determinati ambiti – educativo, esperienziale, lo sfondo e culturale

Ora una domanda che poniamo spesso ai nostri ospiti, quali sono, secondo te, le 3 metriche che un CEO deve tenere sotto controllo?

La metrica più importante per un amministratore delegato di una società di partenza è mantenere il controllo delle spese e delle entrate a un livello sostenibile.

È inoltre necessario spendere un sacco di tempo concentrandosi sulle persone che assumete, quindi la percentuale di assunzioni di successo. Tutto ciò, è il modo migliore per misurare il successo nella vostra organizzazione o per quel ruolo.

Bisogna controllare quanta attività di marketing si sta facendo. Per esempio quante chiamate a freddo si effettua o e-mail e messaggi Email inviati a settimana.

Quanti porta a porta a settimana si trasformano in vendite, che è uno dei parametri più importanti.

Numero di contatti che diventano vendite sono un grande metrica per giudicare l’intero processo di vendita, ma la migliore metrica per giudicare è il fatturato.

Infine, nel mio settore, il software, il tasso di abbandono, o il numero di clienti che smettono di utilizzare il nostra servizio, è un numero fondamentale da analizzare perché dimostra se i clienti sono felici del servizio che offriamo.

Mantenere i clienti acquisiti è più importante, più economico e più redditizio di trovarne dei nuovi.

Hai avuto modo di farti un’idea sulle differenze o eventuali analogie tra le startup che nascono negli USA e quelle invece italiane?

La più grande differenza che abbiamo notato è che la gente negli Stati Uniti sembra essere più disposta  a provare un nuovo software che non conoscevano.

Io non sono sicuro perché cià avvenga, ma la mia ipotesi è che, poiché nascono sempre più aziende tecnologiche, le persone sono più esposte a loro, e più abituate a testarle.

in Italia le persone ci mettono molto più tempo per eseguire questo processo e prendere queste decisioni.

Questo è probabilmente una sfida che dovranno affrontare le aziende italiane.

Per chi volesse contattarvi per usufruire del vostro servizio come può fare?

Possono andare sul nostro sito web, www.badgermapping.com/it, e registrarsi per una prova gratuita e testare Badger per capire se fa al caso loro oppure no.

Se hanno domande possono sempre chiamare oppure inviare un’e-mail al nostro team di assistenza clienti.

Abbiamo una grande squadra che è sempre pronta ad aiutare a risolvere qualsiasi problema o dubbio.

Infine un suggerimento per gli startupper italiani.
Se potessi parlare a quegli startupper che stanno lanciando una startup ma non hanno ancora trovato la quadratura del cerchio e stanno per rinunciare al loro sogno, cosa gli diresti?

È necessario avere ‘grinta’ per avere successo”, ci sono un milione di sfide per poter avviare un’impresa.

Non ci sono scorciatoie, ci vuole solo un duro lavoro.

Quando mi imbatto in un problema, avvolgo la mi testa intorno a esso e cerco una strategia per risolverlo, poi afferro una o due persone nella mia squadra per aiutarmi a trovare una soluzione.

Ancora grazie Steve per quest’intervista ed in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri

Grazie Dante! E ‘stato un piacere fare questa intervista con te.

Se vuoi fare una domanda a Steve, scrivila tra i commenti

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